16th December 2016, 14.00-17.00hrs, BITZ, unibz fablab, via Rosmini 7/9, Bolzano I tool part to a seminar organized by ModeUncut focusing on disruptive modes of creating clothing that contest the wasteful, socially unjust practices of the mainstream fashion industry. Speakers included also Cecilia Palmer from Berlin and Anja-Lisa Hirscher from Ulm, Germany; Francesco Mazzarella from Loughborough, UK. A Seminar: Disrupting Fashion Modes: Future Goals, Strategies and Practice Programme 14.00 Introduction and opening talk. Alastair Fuad-Luke, Unibz, Bolzano. Download presentation as PDF: alastairfuad-luke_bitz_161216 14.15 “Making differently…together: New value creation with connected production”. Anja-Lisa Hirscher, Mode Uncut, Ulm. Download presentation as PDF: anjahirscher_bitz_161216 14.35 “Circularity in fashion”. Cecilia Palmer, Fashion & Code. Download presentation as PDF: ceciliapalmer_bitz_161216 14.55 Francesco Mazzarella, University of Loughborough. “How can the service designer activate meaningful routes towards sustainable futures?” 15.15 “Fashioning platforms: How digital fabrication is changing the idea of production”. Zoe Romano, co-founder WeMake Makerspace Milan. Download presentation as PDF: zoeromano_bitz_161216 15.35 Panel discussion 15.50 Refreshment break 16.00 Co-creation exercises with speakers and
Digital Fabrication
Inventare per imparare: così il mio Fablab cambia il mondo della scuola
(originally created and posted on CheFuturo) Pensare a nuove soluzioni e renderle concretamente attuabili e diffuse non è un compito semplice.
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Il sistema dei Makers per Out of Fashion a WeMake
A meta’ gennaio (venerdi’ 16 e sabato 17) ospitiamo presso Wemake Makerspace un modulo di Out of Fashion, primo corso di formazione sulla cultura della moda consapevole, etica e innovativa. Oltre a esaminare l’ecosistema dei makers e il concetto di Brand open source sviluppato da Serpica Naro e continuato nel progetto Openwear, introdurro’ alle tecnologie di prototipazione rapida con un percorso teorico e pratico su lasercut e stampa 3d: Da una parte l’etica, dall’altra una nuova metodologia di lavoro a partire dalla tecnologia digitale come opportunità per il sistema della moda. Verrà affrontato il concetto di brand dai codici aperti e le potenzialità di un’evoluzione verso una nuova prospettiva del lavoro nella moda fondata sulla condivisione, la collaborazione e l’innovazione. Dal brand open source alla digital fabrication, passando per l’ecosistema di Makers e alcuni esempi di imprese creative con obiettivi e finalità fuori dagli schemi di start-up classica. Workshop pratici di prototipazione e produzione on demand sull’utilizzo della lasercut e dei comandi di
Journal of peer production on Shared Machine Shops
Reflecting on the real impact of Maker Movement and next steps in the Journal of Peer Production Issue #5: Despite the marketing clangour of the “maker movement”, shared machine shops are currently “fringe phenomena” since they play a minor role in the production of wealth, knowledge, political consensus and the social organisation of life. Interestingly, however, they also prominently share the core transformations experienced in contemporary capitalism. That is, for the individual: the convergence of work, labour and other aspects of life. Moreover, on a systemic level: the rapid development of algorithmically driven technical systems and their intensifying role in social organisation. Finally, as a corollary: the practical and legitimation crisis of modern institutions, echoed by renewed attempts at self-organisation. Contribution by various protagonists of the makers’ scene. Here’s the executive summary: Shared Machine Shops are not new. Fab Labs are not about technology. Sharing is not happening. Hackerspaces are not open. Technology is not neutral. Hackerspaces are not solving
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Maker al femminile, la tecnologia è un affare da donne
(articolo pubblicato su Linkiesta) Prendi una borsa o una maglia di lana. Puoi farle a mano con ferri e gomitolo, o usando la tecnologia con una macchina a controllo numerico e una tagliatrice laser, e magari confezionarle con un bel circuito o microchip da collegare allo smartphone. «Basta puntare sulla realizzazione di un oggetto finale concreto e anche le donne possono essere interessante al mondo dei maker», dice Zoe Romano, fondatrice del laboratorio WeMake e protagonista della due giorni “Makers al femminile-Fashion goes interactive” al Museo della scienza di Milano (8 e 9 novembre). «Se organizzo incontri in cui si dice “impara a usare questa tecnologia”, mi ritrovo solo maschi. Se dico “impariamo a costruire una lampada con una stampante 3d”, mi trovo anche le donne». Cambia l’approccio, ma la tecnologia resta, contro ogni stereotipo di genere che vuole le donne poco inclini alla scienza e gli uomini poco abili nel saper fare manuale.