Un marchio open source per una moda sostenibile, aperta e partecipata

Articolo scritto per la rivista Loop e tratto dal mio intervento a WorldWideRome Nel 2010 Johanna Blakley, direttrice di un think-tank sui media all’Università della California, ha rivelato di fronte a una platea nutrita della Ted conference che, l’industria della moda, a differenza di altri ambiti del settore creativo non produce valore a partire dalla protezione della proprietà intellettuale: non solo la maggior parte dei capi e accessori venduti non sono coperti da copyright, è proprio questa mancanza di protezione che permette al sistema di essere profittevole. Grazie a questa libertà infatti, aziende diverse sono in grado di replicare capi creati da brand conosciuti in copie più economiche e di renderle disponibili a prezzi più accessibili, ovviamente senza copiare anche il logo#. Quanto più velocemente gli abiti indossati sulle riviste patinate e esposte nelle vetrine delle vie del centro senza cartellino del prezzo, diventano indossabili per tutto il resto della popolazione, tanto più velocemente, più volte l’anno, diventa necessario gettare

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Artigianale, diffusa, connessa e open: è la moda del 2025. La facciamo adesso?

Articolo originariamente pubblicato su CheFuturo Il mondo della moda così come è strutturato oggi è costantemente proiettato nel futuro. Anzi, meglio parlare di futuri. C’è il futuro sempre presente, contenuto nelle sfilate, nelle fiere e negli esoterici quaderni di stile venduti a caro prezzo alle case di moda. Tutto questo diventerà presente fra qualche mese, quasi come una profezia che si autoavvera e ci permette di toccare con mano quello che avevamo solo potuto desiderare. E c’è un futuro lontano, quasi da fantascienza, che racconta gli scenari difficili in cui il costo della manifattura e delle materie prime raggiunge livelli mai visti prima. Tutto a causa della scarsità d’acqua e di energia, a cui si affianca l’aumento del costo del lavoro nei paesi-fabbrica. Di questi cambiamenti epocali già sentiamo i primi effetti oggi. Guardiamo per esempio al prezzo del cotone, raddoppiato dalla fine del 2010. Il modello di business della fast fashion, che ha raggiunto fatturati da record, si basa

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