Un wetlab in ogni quartiere

(english below)

Nonostante tutto, la prima fase di residenza @Biofriction del progetto @Obot è iniziata (ne abbiamo parlato qui e qui). Alla parete del nostro nuovo studio a Barcellona c’è un poster che ci accoglie e spiega: il “wetlab” è un laboratorio umido, bagnato, di fluidi, appiccicoso, unto, inzuppato, sconcio; insomma, un luogo dove si riversano dei liquidi. Fossimo in un altro contesto si parlerebbe di squirting ma ci troviamo in un laboratorio (non convenzionale) di biologia.

wetlab

Eppure un’analogia c’è. Chiuse dentro gli spazi di @Hangar.org impariamo a muoverci tra provette, pipette, reagenti, vetrini, pinze e centrifughe e scopriamo che guardar-ci al microscopio è letteralmente un orgasmo.

Da questa prospettiva, non è solo il nostro sguardo che si trasforma ma le stesse domande che lo costruiscono, provocando nuove strade e altre immaginazioni. 

In questa prima fase di sperimentazione con lacrime, sangue, saliva e fluidi vaginali ci chiediamo cosa si trova e si deduce dentro e attraverso la prospettiva micro di un buon microscopio – incontri che in scala 1:1 sono così difficili da identificare. Scopriamo come guardare con occhi diversi lo stesso vetrino porta a racconti multipli, talvolta divergenti, perché chi siamo sposta ogni nostro sguardo verso angolature e messe a fuoco differenti. “Scienza con coscienza” dice Edgar Morin, ovvero dello sguardo scientifico consapevole del proprio ruolo, del proprio posizionamento direbbero tante altre. 

Forse #Obot comincia a delinearsi in questo tentativo di rompere la retorica del laboratorio di biologia come un luogo intoccabile, complesso e inaccessibile. Azzardando l’ipotesi di spazi di ricerca territoriali: un wetlab in ogni quartiere! Tra protocolli aperti e condivisi, potenziare e diffondere conoscenze e autonomia sul sapere dei corpi: dal rendere visibile l’interdipendenza multi-specie che ci tiene vive fino a individuare le entità “esterne” che ci abitano, una pratica di consenso radicale ottico a 100 e 250x.

A proposito di apertura degli spazi di ricerca abbiamo deciso di fare un Instagram dove condividere sperimentazioni, visioni e micromondi. @_Obot_ vuole anche essere un canale attraverso cui farsi domande. Infatti, molte delle milioni di entità che incontriamo in un vetrino non sappiamo ancora chi siano e questo processo comune di mappatura della relazione tra “dentro” e “fuori” ci intriga assai.


A wetlab in every neighbourhood

Despite everything, the first phase of our @Obot project has begun thanks to @Biofriction residency (we talked about it here and here). On the wall of our new studio in Barcelona there is a poster that welcomes us and explains: the “wetlab” is a humid, wet, fluid, sticky, greasy, soaked, dirty laboratory; in short, a place where liquids pour. If we were in another context we would talk about squirting but we are in an (unconventional) biology laboratory. Yet there is an analogy. Closed inside the spaces of @Hangar.org we are learning to move between test tubes, pipettes, reagents, slides, forceps and centrifuge machines, and we discover that looking at us under the microscope is literally an orgasm. From this perspective, it is not only our gaze that is transformed but the very questions that build it, provoking new paths and other imaginations.

In this first phase of experimentation with tears, blood, saliva and vaginal fluids we ask ourselves what is found and inferred within and through the micro perspective of a good microscope – such encounters that at a 1:1 scale are so difficult to identify. 

We found out how looking at the same slide with different eyes leads to multiple stories, sometimes divergent, because who we are shifts our every gaze towards different angles and focuses. “Science with conscience” says Edgar Morin, or namely the scientific gaze aware of its role, of its situatedness many feminists would say.

Perhaps #Obot begins to take shape in this attempt to break the rhetoric of the biology laboratory as an untouchable, complex and inaccessible place.

Risking the hypothesis of open and local research spaces: a wetlab in every neighbourhood! 

Between open and shared protocols, enhancing and disseminating knowledge and autonomy on bodies’ understanding: from making visible the multi-species interdependence that keeps us alive to identifying the “external” entities that live there, a practice of radical optical consensus at 100 and 250x.

Speaking of opening research spaces, we decided to create an Instagram where we can share experiments, visions and microworlds. @_Obot_ will be a place, physical and virtual, where to ask questions. In fact, many of the millions of entities met on a micro-slide we do not yet know who they are and this common process of mapping the relationship between “inside” and “outside” intrigues us greatly.

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