“Weaving Sense” al centro tessile islandese – Parte 1

(read english version)

“Weaving Sense” è un progetto di ricerca itinerante che ho iniziato questa estate con l’obiettivo di esplorare come filati e fibre conduttive possano essere utilizzati in macchine tessili, per esempio telai tradizionali o computerizzati, per creare sensori morbidi. Mescolando materiali intelligenti con filati naturali all’interno del processo di tessitura è possibile creare sensori tessili di diverse forme ed estetiche. Il campo delle pratiche di progettazione di tessuti intelligenti è all’intersezione di diversi ambiti diventando un iconico ponte interdisciplinare tra la tradizione tessile, il design dell’interazione, la scienza dei materiali e l’elettronica.  Con “Weaving Sense” vorrei continuare il mio lavoro tra l’artigianato e la tecnologia per produrre tessuti sensibili che sembrano semplici tessuti ma sono in grado di comunicare con la sfera digitale. Quest’area interdisciplinare, attraverso i suoi artefatti, ma anche workshop e installazioni, mi permette anche di sollevare domande sull’impatto dell’ubiquitous computing. Le domande di ricerca che mi stanno accompagnando in questo percorso abbracciano questioni sociali e tecniche e portano in superficie il ruolo che la produzione tessile ricopre nella storia dell’umanità e il suo profondo rapporto con l’informatica.

Mentre le pratiche artigianali di tessitura sono state tramandate di generazione in generazione per secoli, oggi molte abilità rischiano di andare perdute e, con esse, i significati culturali incorporati nei processi di fabbricazione. Con “Weaving Sense” l’idea è costruire un archivio di design tangibile e basato sull’artigianato tessile che potrebbe diventare un punto di partenza per molte istituzione per coinvolgere l’interesse di molte donne nell’elettronica grazie agli aspetti informatici culturalmente reattivi del progetto e fornendo punti di ingresso più familiari nel digitale o in altre attività STEAM.


Lo scorso agosto (2021), ho passato un mese ospitata dall’Icelandic Textile Center (ITC)  per sperimentare delle strutture tessili a partire dal loro archivio storico e altre risorse locali. Il viaggio è stato possibile grazie al contributo di iPortunus, uno schema di scambi finanziato dalla Commissione Europea per supportare la mobilità di artistə, creatorə e altrə professionistə culturali. Parte del risultato del mio percorso è stato presentato durante un evento pubblico  intitolato “Samkoma“: una mostra collettiva dove, insieme ad altre 7 artiste ospiti, ho mostrato alcuni prototipi realizzati nelle settimane precedenti per cercare di stimolare il pubblico locale di creativə e artigianə nel portare la tradizione tessile nel contesto delle interazioni digitali. Durante il weekend della mostra ho anche tenuto due sessioni di Wool Interactions un workshop per condividere le basi teoriche e un po’ di esperienza diretta su come creare sensori morbidi con lana cardata e la tecnica dell’infeltrimento ad ago con cui si possono realizzare oggetti bidimensionali e tridimensionali compattando le fibre di lana con un particolare ago appuntito e seghettato.

ll Centro Tessile Islandese e il laboratorio di tessuti digitali

Accanto al fiume Blanda, affacciato sull’Oceano Atlantico settentrionale e rivolto verso la Groenlandia, c’è un piccolo paese con meno di 900 abitanti, dove si trova Kvennaskólinn, edificio storico di proprietà dei comuni locali e dello Stato islandese, che dal 1879 al 1978 ospitò un collegio femminile con classi di artigianato tessile e cucina. 

Kvennaskólinn è oggi tenuto in vita con le attività della comunità e l’approccio innovativo del Centro Tessile Islandese (ITC) guidato da Elsa Arnardóttir – direttore – e Katharina Schneider – project manager, entrambi attive nel progetto finanziato dall’UE CENTRINNO che coinvolge anche la mia città, Milano.

Considero ITC un esempio da seguire per rendere possibile l’unione della tradizione tessile con l’approccio contemporaneo delle macchine per la fabbricazione digitale. Negli ultimi anni Elsa e il suo team, grazie a fondi nazionali ed europei sono riusciti ad attivare una serie di implementazioni che hanno reso questo luogo piuttosto isolato geograficamente, un punto di interesse per creativi professionisti e artisti provenienti da tutto il mondo.
Dal 2013 ITC ha infatti attivato un programma di residenze  e lo scorso maggio ha inaugurato un makerspace con diverse tecnologie di fabbricazione digitale tra cui una ricamatrice, una macchina per il taglio laser, e due telai computerizzati TC Loom.

Telai computerizzati e archivi di schemi digitali

L’ex scuola femminile di Blönduós donò il suo prezioso archivio di modelli di tessitura islandesi e materiali didattici del XIX e XX secolo proprio ad ITC che nel 2016, insieme all’artista tessile ed esperta di tessitura Ragnheiður Björk Þórsdóttir, ha avviato “Bridging Textiles to the Digital Future” un percorso di tre anni con l’obiettivo di analizzare, fotografare e digitalizzare i modelli di tessitura e renderli disponibili online a studiosi, artisti e designer.

Il progetto è stato approvato e ha ricevuto finanziamenti dall’Icelandic Technology Development Fund (Rannís) ed è stato presentato nel giugno 2020 durante la DesignMarch a Reykjavík.

Tutti gli schemi di tessitura disponibili nell’archivio online sono compatibili per essere usati su una nuova generazione di telai digitali chiamati TC Loom e sviluppati da Tronrud Engineering  per rendere semplice e veloce la realizzazione di pezzi unici, campioni, la prototipazione rapida e lo sviluppo di prodotto. Il telaio è controllato da un computer ma operato manualmente perchè è stato progettato per essere usato direttamente dai designer grazie a una bassa curva di apprendimento, soprattutto per persone che sono a proprio agio con l’uso di un computer e di software come Photoshop o Gimp, un suo analogo scaricabile e utilizzabile gratuitamente.


Gagnagrunnurinn – database


Prima di poterlo usare ho esplorato da lontano il potenziale del telaio TC loom e ho incontrato l’azienda nel 2020 (poco prima del lockdown!) durante una visita alla fiera Premiere Vision di Parigi. Infine, durante questa residenza ho potuto iniziare a sperimentare direttamente, imparare a configurarlo e utilizzarlo grazie ai suggerimenti e i consigli della stessa Ragnheiður Björk Þórsdóttir , di Hafliði Ásgeirsson di Fablab Reykjavik e dell’artista tessile Raina Nief che in contemporanea stava svolgendo la sua residenza utilizzando il secondo telaio presente nel laboratorio.

Sensori capacitivi e di pressione con motivi islandesi

Durante una delle prime lunghe serate all’ICT, quando il sole era ancora in cielo nonostante fosse quasi mezzanotte, ho sfogliato alcuni libri della collezione di libri tessili della biblioteca del centro e ho scoperto una pubblicazione basata sull’Ícelandic Sjónabók, una serie di manoscritti conservati nel Museo Nazionale d’Islanda, che sono stati analizzati e convertiti in formato elettronico per sensibilizzare e condividere il patrimonio culturale dell’isola. Il libro “Ornaments and Patterns found in Iceland” è un libro che colleziona i vecchi manoscritti Sjónabók ed è stato uno sforzo congiunto dell’Associazione islandese dell’artigianato, del Dipartimento di design e architettura dell’Accademia delle arti islandese e del Museo nazionale islandese.

Tutti i pattern del libro esprimono qualità di proporzione, simmetria, ripetizione spesso seguendo le regole dei numeri sacri e delle proporzioni divine, un’abitudine che durò fino al XVII secolo prima che scienza e religione si separassero e “la matematica fosse desantificata”.

Anche se per il nostro gusto contemporaneo questi pattern sono considerati principalmente dei semplici “ornamenti”, gli autori del libro ci ricordano che:

“Dobbiamo riabituarci a pensare all’ornamento come una regola e non come una decorazione. Ci è stato insegnato a fare una divisione tra arti applicate e belle arti. Questa distinzione sarebbe stata incomprensibile per gli antichi e le società del Medioevo; secondo la loro visione, c’erano due tipi di arte, le arti applicate e l’arte senza funzione. Il concetto di bellezza come qualità unica indipendente dalla necessità, così come l’estetica come campo speciale di studio dell'”arte senza funzione”, si sviluppò dopo l’Illuminismo nella seconda metà del XVIII secolo. Questa nuova definizione di bellezza ostacola la nostra comprensione dell’arte del Medioevo, dove tutto era collocato all’interno della regola della struttura a cui obbedivano anche l’ornamento e il motivo.”

L’output della mia residenza mirava alla creazione di alcuni campioni per testare le prestazioni di un telaio TC Loom nella creazione di sensori capacitivi e di pressione utilizzando fili conduttivi e mescolandoli con la lana locale. Ho seguito due approcci, da un lato ho mescolato la lana con il filo direttamente su una delle navette principali, e utilizzando due navette ho alternato trama conduttiva e non conduttiva; dall’altro ho creato una navetta più piccola e l’ho usata solo su una superficie di trama limitata in modo da creare aree conduttive sul tessuto che veniva a formarsi durante la tessitura.

Poiché la configurazione dell’ordito era piuttosto densa e il filo spesso, il tessuto risultante tendeva ad essere piuttosto piatto e resistente, rendendo più difficile agire come un sensore di pressione con una buona gamma di risposta.

Ecco perché nella seconda fase della sperimentazione ho testato un approccio diverso, tecniche di miscelazione e utilizzo di lana filata a mano su più fili di ordito e un motivo decorativo meno illustrativo.

Samkoma – La mostra

Nella mostra collettiva Samkoma, che in islandese significa “raduno”, ho mostrato un esempio di sensorialità capacitiva che collega ogni pattern a uno specifico canto runico, un particolare canto di gola che collega la tessitura alla magia. Parlerò di questo argomento nella parte 2 di questo post e mi concentrerò di più nella parte storica del patrimonio della tessitura islandese.

Stay tuned!

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