I’m happy to announce that, together with Serena Cangiano, I contributed to the book Empowering Users through Design – Springer – with a chapter called: Open Sourcing Wearables: the Impact of Open Technologies and User Engagement in the Design of Body-Borne Interactive Products. Here’s the Abstract of the chapter: Wearable technology is the “next big thing” in tech industries. Analysts forecast a consistent growth and this sector is becoming appealing to many corporations. Aim of this chapter is to present the field of wearable technology and to highlight unexplored issues generated by the relation of such technologies with the domain of proprietary versus open source businesses. If wearable technologies sell the promise of an augmented self by providing access to bio data, we can witness the emerging of a contradictory scenario: while we acquire knowledge about our bio-self through body borne devices, we also feed voluntarily a powerful data stream whose commodifcation and, subsequent marketability, represents the core element of the current
open-source
Video report di Fashion Goes Interactive
Il video del workshop alla Tinkering Zone del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. che si e’ tenuto l’8 novembre 2014, in collaborazione con Henkel. Spunti, riflessioni e idee nel video reportage realizzato durante la giornata. Contributi di Zoe Romano, Cristina Tajani, Maria Xanthoudaki e Maria Grazia Mattei.
L’abito a energia solare. Così i wearables rivoluzioneranno la manifattura
(originally created and posted on CheFuturo) Le tecnologie indossabili sono un ambito in espansione e non esiste giorno in cui non esca un articolo che ci racconta le meraviglie del prossimo accessorio intelligente che cambierà la nostra vita. Li chiamano “wearables” e stanno diventando sempre più indossabili sia grazie alla miniaturizzazione delle componenti elettroniche, per esempio dei sensori e dei microcontrollori, ma anche sempre più invisibili perchè si “embeddano” direttamente nei tessuti. Anzi sono proprio queste ultime che rendono ancora più interessanti: Finalmente possiamo abbandonare (almeno in parte) la plastica e il metallo e lavorare sui tessuti, magari riattivando anche tutto un percorso ditradizione manifatturiera italiana che, nonostante tutto, ancora ci invidiano. E in questo contesto, tutto il mondo del DIY e dell’innovazione dal basso, di gruppi informali che si ritrovano in Fablab e Makerspace ma anche di micro imprese, è molto più sperimentale e dirompente delle soluzioni preconfezionate che invece ci presenta il mondo consumer tecnologico in senso classico. Tra le varie limitazioni che non permettono uno sviluppo
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Il futuro dei wearables? Nel mondo del DIY
(Intervista di Federica Ionta e pubblicata su Tech2Wear) Da almeno un anno l’annuncio è sempre lo stesso: le tecnologie wearable sono pronte a invadere il mercato e a conquistare le abitudini di tutti, adulti e bambini.Frutto del desiderio sfrenato di pochi tech-addicted o di una previsione studiata? Ne abbiamo parlato con Zoe Romano, che si occupa di Digital Strategy e Wearables per Arduino. Per scoprire che nel futuro della wearable technology c’è molto più del mercato consumer. Cominciamo dal touch: gli analisti dicono che ormai è finita anche quell’era. C’è un legame con l’ascesa dei wearable? Le tecnologie indossabili stanno diventanto sempre più diffuse sia per la miniaturizzazione delle componenti che per la possibilità di essere rese “invisibili”, perché embeddate direttamente nei tessuti. L’interazione con esse avviene attraverso la gestualità o una reazione automatica ai dati che da essi vengono raccolti. C’è, secondo la tua esperienza, un settore in cui le tecnologie indossabili si applicano meglio? In questo momento vedo piu’ promettenti l’ambito entertainment/gaming, medico/well-being e logistica. E preferisco l’approccio in cui la tecnologia è nascosta
Makers e Copyright
(articolo uscito su Doppiozero) Todd Blatt è un ingegnere meccanico di Baltimora appassionato di fantascienza e fantasy. Da un paio